La Fondazione – Istituto di Alta Cultura “Orestiadi” di Gibellina, al momento della sua costituzione nel 1992 ha già alle spalle una attività più che decennale, nata dalla volontà del Senatore Ludovico Corrao, Presidente della Fondazione, e dei suoi collaboratori, di raccogliere, salvaguardare e valorizzare il patrimonio culturale della città, aprendone allo stesso tempo la dimensione al futuro e alla modernità, in seguito al rischio di dispersione, perdita di identità e desertificazione culturale causato dal terremoto che nel gennaio del 1968 distrusse Gibellina e gli altri paesi della valle del Belice. Così, mentre artisti e architetti di fama internazionale offrono il loro contributo alla ricostruzione della nuova città, che sorge a 18 km dal sito originario, sui ruderi della vecchia Gibellina nasce il teatro: dopo la rappresentazione, nel 1982, nell’Auditorium della nuova città, di “Gibella del martirio” di Emilio Isgrò, si intuisce che il teatro a Gibellina può essere un momento di incontro sacro per la gente. Con la collaborazione dell’E.A. Teatro Massimo di Palermo viene rappresentata, tra i resti di quella che era stata l’antica piazza di Gibellina, la trilogia dell’ “Orestea” di Eschilo, riscritta e reinterpretata da Emilio Isgrò, con le straordinarie scenografie di Arnaldo Pomodoro, espressione della condizione morale delle popolazioni della valle del Belice, sospesi tra la consapevolezza della propria condizione dolorosa, legata alla memoria del passato, e la volontà presente di proiezione verso nuove prospettive. Proprio da questa “Orestea di Gibellina” prendono nome le manifestazioni teatrali che da allora si svolgono ogni anno, le “Orestiadi”, che vanno oltre la definizione di “festival”, perché sono piuttosto un “rito” della memoria e della rinascita, che, in contrasto con lo scenario di morte in cui avviene, celebra la vittoria di una umanità che, pur familiarizzata alla sofferenza, non è spiritualmente piegata e non rinuncia alla continuità della vita e alla speranza che nasce dalla disperazione. In questo modo le Orestiadi di Gibellina assumono un valore universale che appartiene all’umanità intera, come è anche concretamente dimostrato dal confluire di autori, registi, musicisti e attori di grande importanza internazionale.
Il teatro a Gibellina ha dunque forti componenti di originalità e specificità: lo scenario carico di forti suggestioni, quali sono le macerie di una città distrutta da un evento catastrofico, a cui si aggiunge, verso la fine degli anni Ottanta, quello di grande impatto visivo ed emotivo costituito dal bianco lenzuolo funebre che è il “Cretto” di Burri, creano uno spazio teatrale inedito, insieme fisico e psicologico, che condiziona ed è quasi una sfida per chi si trova a dovervisi confrontare, ma dona allo stesso tempo una totale libertà rispetto alle leggi canoniche e abituali della scena, consentendo una ardita sperimentazione difficilmente realizzabile altrove. A creare il luogo scenico sono stati di volta in volta artisti del livello di Arnaldo Pomodoro, Toti Scialoja, Nunzio, Pietro Consagra, Mimmo Paladino, con le loro fantastiche macchine che sono spesso diventate sculture per la nuova Gibellina. La Scuola di Teatro, nata nel 1987 con il coordinamento di Enrico Stassi, le frequenti animazioni teatrali svolte nelle scuole del paese, i laboratori di drammaturgia nati attorno a personalità come Franco Scaldati, hanno permesso a bambini e giovani di scoprire nuove possibilità comunicative, mentre la partecipazione fattiva e corale dei cittadini alla realizzazione di scene e costumi, nel seguire le prove nonché trovando spazio all’interno delle rappresentazioni, oltre a creare lavoro e a sviluppare un vero e proprio artigianato d’arte, hanno fatto sì che si dispiegasse nel tempo un sentimento di coinvolgimento e quindi di appartenenza. Le Orestiadi hanno dunque assolto a questa fondamentale funzione: il mutamento della qualità della vita tramite qualcosa che è considerata solitamente superflua, rimandabile: l’Arte, la Cultura.
Oltre agli spettacoli teatrali, le Orestiadi propongono ogni anno una serie poliedrica di attività culturali, promosse e organizzate dalla Fondazione in collaborazione con altri enti, associazioni, musei e istituzioni universitarie di tutto il mondo, con un fitto programma di mostre di artisti contemporanei, laboratori-ateliers che gli stessi artisti tengono direttamente sul luogo, coinvolgendo i giovani delle scuole e gli studenti delle accademie italiane ed estere, mostre fotografiche ed etnoantropologiche, convegni sui problemi del territorio, rassegne cinematografiche, musicali e di poesia, seminari, tavole rotonde e giornate di studio, con una attenzione che spazia dalle ultime avanguardie nel campo dell’arte e della cultura alle espressioni tradizionali e popolari, con particolare riguardo ed apertura all’area del Mediterraneo e al mondo islamico, nella consapevolezza del ruolo centrale che la Sicilia ha avuto nella storia come luogo di incontro di popoli differenti, di scambi di sapere e conoscenze tecniche, di cultura e di umanità, che hanno contribuito alla costituzione di una sensibilità comune che affonda le sue radici in un passato fatto di stratificazioni di cui la Sicilia porta ancora visibili e viventi i segni. Gli incontri e gli scambi culturali, l’attività di ricerca, i dibattiti e i seminari promossi dalla Fondazione Orestiadi testimoniano della volontà di reinterpretare e recuperare questo ruolo secondo prospettive di pace, collaborazione e solidarietà tra le due sponde del Mediterraneo, facendo della Sicilia, come ha detto il Senatore Corrao, un ponte dell’Europa verso l’Africa. Iniziativa tanto più significativa oggi, in un momento in cui sembra prevalere la volontà di acuire i conflitti fra i due mondi, precludendo ogni possibilità di dialogo e confronto, sicuramente più proficui per la costruzione di una società multietnica che esalti il valore e la ricchezza della diversità.
La Fondazione organizza inoltre iniziative volte alla promozione dell’artigianato isolano ed ha aperto dei corsi di formazione per lo sviluppo di nuove professionalità. Ha la sua sede principale presso il Baglio di Stefano, a Gibellina, una tipica masseria ottocentesca, rilevata dal Comune nel 1981. Presso il cortile (propriamente il “baglio”) si svolgono, alternativamente al Teatro dei Ruderi, le manifestazioni delle Orestiadi, mentre i locali dell’edificio padronale e del granaio ospitano rispettivamente il “Museo Officina delle Trame Mediterranee” e la sua sezione di arte contemporanea. Il modello espositivo del museo rappresenta un unicum nel panorama mondiale, poiché presenta insieme opere e manufatti che appartengono tanto alla cultura “alta”, alle arti maggiori, quanto alla cultura materiale, alle arti minori o applicate. Opere d’arte contemporanea convivono cos“ insieme a costumi, tessuti, gioielli, ceramiche, arazzi e oggetti d’uso quotidiano, di differente periodo e provenienza, il cui confronto permette di scoprirne le relazioni formali e i comuni stilemi, nelle permanenze o evoluzioni di segni e forme che rivelano l’appartenenza dei vari popoli del Mediterraneo a una sensibilità artistica comune.
La Fondazione Orestiadi ha altre due sedi presso un antico palazzo nel cuore della Medina di Tunisi, “Dar Bach Amba”, e nella “Cuba” arabo-normanna di Palermo. Recenti progetti prevedono l’istituzione di una nuova associazione, la “Med Orestiadi”, anch’essa presieduta dal Sen. Ludovico Corrao e con sede a Gibellina, all’interno della quale confluiranno diverse associazioni culturali di Tunisia, Marocco e Algeria, e la creazione della “Casa Sicilia” a Tunisi, un ufficio distaccato della Regione siciliana, con il compito non solo di promuovere iniziative culturali fra Sicilia e Tunisia ma anche di incentivarne gli scambi commerciali.

http://luxflux.net/la-fondazione-orestiadi-in-progress-teresa/

http://www.fondazioneorestiadi.it/it/

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